135 ore a settimana minimo, no ferie, no pausa pranzo. Stipendio: zero. 

Accettereste mai un lavoro così? Probabilmente lo avete già fatto.

#worldstoughestjob è la splendida campagna lanciata da un brand (di cui non vi sveliamo il nome per non rovinarvi la sorpresa) attraverso la seguente strategia:

1. pubblicazione di un annuncio per una posizione aperta di “director of operation” in una società denominata Rehtom Inc. (l’annuncio lo trovate qui)

I requisiti erano a dir poco brutali: 

• In piedi quasi tutto il tempo 

• Lavorare da un minimo di 135 a un numero illimitato di ore settimanali 

• Skills in medicina, finanza e arti culinarie 

• Nessuna Vacanza 

• Il carico di lavoro aumenta durante le festività

• Non c’è tempo per dormire 

• Stipendio = 0 $

2. L’annuncio di lavoro ha ottenuto 2,7 milioni di impressions grazie a paid ads. Ma solo 24 persone hanno accettato di fare un colloquio. 

3. I colloqui sono avvenuti via webcam, e le reazioni dei candidati sono state catturate in tempo reale in questo video.

Preparate i fazzoletti.

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#LastSelfie: la campagna del WWF per le specie in via d’estinzione.

Le ONG internazionali hanno spesso il polso della comunicazione di brand, facendo leva anche su strumenti digital e sugli specifici linguaggi.

Ecco perché WWF Denmark ha colto nel segno lanciando una campagna che utilizza uno degli strumenti più raccontati negli ultimi due anni (selfie) e il sistema di messaggistica istantanea Snapchat, la chat usata prevalentemente da un target giovane e che consente di far sparire le foto e i video inviati automaticamente e definitivamente dopo pochi secondi.

Il concept è semplice quanto efficace: non permettete che gli autoscatti delle specie a rischio siano gli ultimi, non permettete che questi esemplari spariscano così come fa una foto su Snapchat.

In questo caso, il contesto è il re.

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E voi salireste su questo palco (Heineken omaggio.)?

Heineken ha fatto della comunicazione innovativa un suo marchio di fabbrica. E anche questa volta la birra olandese non ha lesinato su effetti speciali e denaro investito. Si tratta di un vero e proprio live show degli orrori, nascosto all’interno di un innocuo teatro newyorchese. Gli avventori improvvisamente vengono invitati sul palco da un bizzarro personaggio. Se accettano, la loro avventura comincia: tra un lottatore samoano, un provino di bollywood e un furto con destrezza, i nostri eroi dovranno percorrere un percorso non indifferente finalizzato al ritrovamento di una chiave misteriosa. Il tutto ripreso da sapienti telecamere che fanno del gioco on the ground una vera esperienza trasversale.

Bando alle ciance, salite sul palco anche voi.

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Facebook lancia i video ads. La tv ha un concorrente in più? (Tranquilli, per ora solo in USA).
Dopo averli testati per diverso tempo su target selezionati nel dicembre scorso, Facebook ha lanciato ieri i suoi ads video. Veri e propri spot della durata di 15 secondi che compariranno nelle timeline al massimo 3 volte al giorno. 
Si tratta di una vera e propria rivoluzione. 
Considerate che negli Stati Uniti il declino della tv generalista è ben più marcato che da noi (aspettate un paio d’anni per iniziare a vedere il crollo anche da noi) e che la necessità di trovare nuove forme di promozione si fa quindi più pressante.
La novità e l’appetibilità per gli investitori, secondo Facebook, sta in due fattori chiave:
1. Misurabilità delle campagne con metodi simili a quelli televisivi
2. Targettizzazione molto più puntuale e precisa.
Riuscirà Facebook a portarsi a casa una fetta dell’ancora molto più ricco piatto della tv? 
Zuckerberg crede di sì, e anche noi.

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Facebook lancia i video ads. La tv ha un concorrente in più? (Tranquilli, per ora solo in USA).

Dopo averli testati per diverso tempo su target selezionati nel dicembre scorso, Facebook ha lanciato ieri i suoi ads video. Veri e propri spot della durata di 15 secondi che compariranno nelle timeline al massimo 3 volte al giorno. 

Si tratta di una vera e propria rivoluzione. 

Considerate che negli Stati Uniti il declino della tv generalista è ben più marcato che da noi (aspettate un paio d’anni per iniziare a vedere il crollo anche da noi) e che la necessità di trovare nuove forme di promozione si fa quindi più pressante.

La novità e l’appetibilità per gli investitori, secondo Facebook, sta in due fattori chiave:

1. Misurabilità delle campagne con metodi simili a quelli televisivi

2. Targettizzazione molto più puntuale e precisa.

Riuscirà Facebook a portarsi a casa una fetta dell’ancora molto più ricco piatto della tv? 

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Save The Children per i bambini in Siria: una campagna shock con un linguaggio video shock.

"Solo perché non accade qui, non vuol dire che non stia accadendo." Riprende un po’ lo stesso concetto della campagna disruptive di Amnesty International ("It happens not here. But now.") l’ultima iniziativa di Save The Children per il terzo anniversario della guerra in Siria.

Un video diretto ed efficace, che colpisce allo stomaco: un anno di vita di una bambina raccontato attraverso un montaggio rough di brevi momenti quotidiani che la porta dalla tranquillità di un’esistenza “normale” alla fuga da un territorio occupato.

Ancora una volta il trattamento e la mise en scene è molto funzionale al messaggio, dimostrando la necessità di modulare il linguaggio secondo le caratteristiche del mezzo e dell’audience che, in generale, in rete è più ricettiva e meno paziente.

Chapeau.

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Creatività infinita: come sfidare gli spot del Super Bowl. E vincere. (Quasi, dai…)

Newcastle Brown Ale (marchio di Heineken) ha messo in pratica la legge della comunicazione sul web: sfrutta il buzz.

Senza avere budget paragonabili ai meravigliosi spot che hanno invaso le vostre bacheche di Facebook in questi giorni (il cucciolo e il cavallo di Budweiser non vi sarà sfuggito), Newcastle ha creato una serie di video in cui un voiceover commenta uno storyboard. Fine. Più o meno, nel senso che dietro c’è un’idea geniale: “ecco come avremmo fatto noi uno spot per il Super Bowl” e via di creatività.

Guardateli tutti, non ve ne pentirete.

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Facebook annuncia Paper: l’editoria in allarme!

Molti di noi non se ne sono nemmeno accorti ma è in atto una rivoluzione nel campo dell’editoria che cambierà radicalmente il modo in cui ci informeremo.

Qualche mese fa il primo passo. Dai fondatori della piattaforma Blogger nasce Medium: piattaforma di micro-blogging che unisce le caratteristiche di Twitter, Blogger stesso e Tumblr.

Qualche giorno fa il terremoto: i Creative Labs di Facebook annunciano l’arrivo di Paper. Cos’è, lo capite facilmente dal video sopra: si tratta di una piattaforma molto simile a Medium ma perfettamente integrata con il fratello maggiore di Palo Alto. 

Cosa permetterà di fare: di costruire storie attraverso parole, video, foto e di poterle condividere con chiunque. Beh, ma allora dove sta la novità?

La novità sta a monte: sui social avete le opinioni di chiunque, su Paper avrete una selezione editoriale mirata. Perché il vostro compagno di scuola è meno autorevole dell’ editor in chief del NY Times.

Se volete saperne di più leggete questo precisissimo articolo di Claudio Giua sull’ Huffington Post.

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"DOVE" PORTA AL SUNDANCE UN FILM SUI SELFIE

Vi ricordate la meravigliosa campagna "Dove sketches"?

Il beauty brand ci riprova con una nuova campagna video che pone al centro la bellezza e la ridefinizione della stessa, secondo canoni diversi da quelli dei media mainstream e di internet. 

L’idea è quella di chiedere a madri e figlie di scattarsi un “selfie” senza barare, organizzando poi una mostra di tutte le foto ottenute così da valutare le reazioni della gente. I risultati sono soprendenti.

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BRANDED CONTENT: ISTRUZIONI PER L’USO (con lacrime)

Attenzione: questo è un post tecnico, (ma il video è strappalacrime!)

Ormai da più di 2 anni occupiamo gran parte del nostro tempo a spiegare ai direttori marketing delle aziende l’importanza di tuffarsi nell’intrattenimento per poter creare awareness attorno ai brand, soprattutto sul web.

La reazione comune è: “ma cosa ci sta raccontando di nuovo? Lo sappiamo pure noi”. La realtà però è che conosco pochi brand che hanno davvero capito la differenza tra branded content, brand content e placement. La maggior parte dei responsabili dei budget di comunicazione sa di cosa si parla ma, forse per timore di qualche decision maker gerarchicamente superiore, non abbraccia del tutto l’idea e così i progetti di brand content sono immediatamente scartati, quelli di branded content accolti (se non altro per comunicarlo, dato che si tratta di un trend) e poi però trasformati in placement. 

Male? Non necessariamente. L’audience italiana è piuttosto preparata ai placement, in particolare i target televisivi o di derivazione televisiva. Ma se leggiamo i dati relativi al tracollo della tv generalista negli Stati Uniti, non possiamo credere che presto o tardi (domani, amici del marketing, domani) la gente abbandonerà le vecchie abitudini di intrattenimento a tassi che se ve li dicessi vi meravigliereste.

Per cui, ecco cosa fa Honda: un branded content perfetto, dal linguaggio professionale (il filmmaker che mandate agli eventi non lo sa fare; probabilmente nemmeno l’agenzia alla quale vi affidate per i commercial tv. Questo è pane per autori professionisti. Attenzione a come allocate il vostro budget!). 

Familiarizzate, prima che sia troppo tardi.

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48 ORE INTENSE CON EDWARD NORTON (E IL TUO SMARTPHONE)

Per il lancio del nuovo smartphone Verizon Droid, la casa americana ha pensato a una serie di corti d’azione il cui protagonista è Edward Norton.

La faccia buona (?) di Fight Club avrà il compito di dimostrare in quanti guai ci si possa cacciare in 48 ore (l’incredibile durata della batteria di Droid) e come sia facile uscirne grazie all’aiuto delle mille applicazioni dello smartphone e al suo assistente vocale (cfr. Siri).

Una serie video molto divertente e davvero ben girata.

Complimenti a Verizon per il suo Droid e per questa brillante operazione. 

La playlist dedicata al video content marketing dell’operazione la trovate qui: http://www.youtube.com/playlist?list=PLrbQTM5j6LLAdHQQHurfKYb70chLquHkK

A noi invece, come sempre, ci trovate

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